Particolare tenuità del fatto e responsabilità degli enti per gli illeciti dipendenti da reato

Di Federico Emiliani -

Cass. Pen. Sez. III, ud. 17 novembre 2017 (dep. 28 febbraio 2018), n. 9072

Con la sentenza in commento la III Sezione della Corte di Cassazione è stata chiamata ad esprimersi su un “vuoto normativo” venutosi a creare a seguito dell’entrata in vigore della norma di cui all’art. 131-bis c.p.
La Procura Generale presso la Corte d’Appello di Firenze ha proposto ricorso avverso una sentenza resa dal Tribunale di Grosseto, con la quale gli imputati (persone fisiche) sono stati ritenuti non punibili in applicazione della causa di esclusione della punibilità per la particolare tenuità del fatto; è stata inoltre, ed in conseguenza, dichiarata l’assenza di responsabilità nei confronti dell’ente per l’illecito amministrativo contestato.
Orbene la Corte, dopo aver segnalato l’assenza di regolamentazione normativa per la vicenda in esame – l’art. 8 del D. Lgs. n.231/2001, nel prevedere le ipotesi in presenza delle quali la responsabilità dell’ente permane, non fa menzione dell’art. 131-bis c.p. – prende in considerazione due possibili soluzioni.
La prima, ancorata al dato normativo, porterebbe ad escludere la responsabilità dell’ente in quanto l’art. 8 sopra citato non prevede le cause di non punibilità (come è ad esempio l’art. 131-bis c.p.) tra le ipotesi che lascerebbero sussistere la responsabilità della persona giuridica.
La seconda possibile soluzione, al contrario, porterebbe a conclusioni opposte: considerato che la sentenza che applica la causa di non punibilità esprime, pur senza arrivare ad una condanna, una valutazione circa la responsabilità del reo, lascia intatta l’esistenza del reato sia da un punto di vista storico che giuridico.
Tanto è vero questo, che l’art. 651-bis c.p.p. prevede l’efficacia di giudicato nel giudizio civile o amministrativo di danno.
La Corte, pur dimostrando di propendere per tale ultima interpretazione, chiarisce un ulteriore circostanza: nel procedimento a carico dell’ente, l’eventuale sentenza di applicazione della causa di esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto non potrà avere efficacia di cosa giudicata, onde evitare una irrimediabile violazione del diritto di difesa della persona giuridica.
In conclusione il Supremo Collegio afferma il principio di diritto per il quale, in siffatte ipotesi, il giudice dovrà “procedere all’accertamento autonomo della responsabilità amministrativa della persona giuridica nel cui interesse e nel cui vantaggio il reato fu commesso; accertamento della responsabilità che non può prescindere da una opportuna verifica della sussistenza in concreto del fatto reato, in quanto l’applicazione dell’art. 131 bis, cod. pen. non esclude la responsabilità dell’ente, in via astratta, ma la stessa deve essere accertata in concreto; non potendosi utilizzare, allo scopo, automaticamente la decisione di applicazione della particolare tenuità del fatto, emessa nei confronti della persona fisica”.
L’impressione, pur nella linearità della sentenza, è che la questione non possa dirsi definitivamente risolta lasciando gli interpreti di fronte ad una serie di dubbi che, forse, necessiterebbero di un intervento legislativo volto a colmare il vuoto di cui si faceva cenno in premessa.