Patrocinio a spese dello Stato: criticabile l’estensione della elezione di domicilio al processo principale

Di Daniele Livreri -

Cass., Sez. IV, 13 febbraio 2018, n. 12243

Con la pronuncia in esame la Corte ha ribadito la ormai costante lezione giurisprudenziale secondo cui la dichiarazione o l’elezione di domicilio effettuate con la richiesta di ammissione al patrocinio a spese dello Stato producono effetto non solo ai fini del relativo procedimento incidentale, ma anche nel procedimento principale (Sez. 1, n. 1841 del 18/12/2008 dep. il 2009, Conforti, Rv. 242713; Sez. 1, n. 45785 del 2/12/2008, Ambrosino, Rv. 242576; Sez. 3, n. 14416 del 19/02/2013, El Hairi, Rv. 255029, Sez. 1, n. 35438 del 21/09/2006, Corsaro, Rv. 234900).
Né rileva, secondo l’arresto testé citato, l’espressa manifestazione di volontà dell’imputato di limitare gli effetti dell’indicazione del domicilio esclusivamente alla procedura per accedere al beneficio di legge. Ciò giacché l’art. 161 c.p.p. non consente di parcellizzare le dichiarazioni di domicilio nell’ambito di uno stesso procedimento (in tal senso oltre la sentenza in epigrafe, anche Sez. 5, n. 29695 del 13/05/2016, Chielli, Rv. 267501).
A fronte di tale costante indirizzo si rinviene un solo precedente (Sez. 2, n. 530 del 6.11.2009) rimasto, per come sottolineato dai Supremi Giudici, totalmente isolato e secondo cui invece, in assenza di una diversa esplicitazione da parte del dichiarante, l’ elezione di domicilio inserita nel corpo dell’istanza di ammissione al patrocinio dei non abbienti non ha alcuna efficacia se non a tal fine.
L’ asserto giurisprudenziale oggi in commento non pare condivisibile.
Infatti è certamente conforme al principio di “semplificazione del sistema delle notifiche”, che ispira il vigente codice (cfr. Relazione al progetto preliminare del Codice di procedura penale), affermare che non possono aversi più luoghi ove procedere alle notifiche, a seconda della natura principale o incidentale della procedura cui inerisce l’atto da notificare. Tuttavia ciò che merita revocarsi in dubbio è che il procedimento per l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato abbia natura incidentale rispetto al processo di cognizione.
Ed invero, per quanto sia indubbio che l’istanza per accedere al beneficio economico sia occasionata dal procedimento penale non può negarsi il carattere eccentrico della stessa rispetto all’accertamento di responsabilità che invera il processo.
Al riguardo giova anzitutto rammentare che il gratuito patrocinio è regolato da una fonte normativa secondaria (il D.P.R. 115/2002), e ciò mal si concilia con l’idea di una procedura incidentale penale.
Ma anche a voler trascurare ciò, il coacervo di disposizioni che regolano l’istituto consente di cogliere la sostanziale estraneità dello stesso all’accertamento penale.
Infatti il procedimento de quo presuppone e verifica la ricorrenza di condizioni economico patrimoniali dell’interessato e dei suoi familiari, nonché l’assenza di specifici precedenti (cfr. art. 76 DPR cit., nonché per i processi penali art. 91 medesima fonte), che appaiono del tutto estranee rispetto allo scrutinio della ricorrenza di un fatto di reato.
Inoltre, l’affermazione secondo cui il procedimento di ammissione al gratuito patrocinio costituisce una sorta di sub procedimento penale non pare armonica con la disciplina prevista in tema di opposizione al decreto di rigetto dell’istanza di ammissione. Infatti il procedimento di opposizione è regolato dal rito sommario di cui agli artt. 702 bis e seguenti del codice di procedura civile (Cassazione penale, sez. IV, ud. 09/01/2018, dep.09/02/2018, n. 6529).
E del resto la Suprema Corte ha apertis verbis riconosciuto che “il procedimento disciplinato dall’art. 99 d.P.R. 30 maggio 2002 n. 115 rientra nell’ambito della giurisdizione civile”, a ciò valorizzando la necessaria partecipazione allo stesso della amministrazione finanziaria (Cassazione civile, sez. I, 23/09/2005,  n. 18670, in Giust. civ. Mass. 2005, 6).
Ma vi è di più.
Nel procedimento de quo si agitano non soltanto interessi propri delle parti del processo penale, ma anche personali del difensore. Infatti <<in tema di opposizione al decreto di pagamento dei compensi attivato dal difensore … costui è titolare di una propria autonoma legittimazione a tutela di un diritto soggettivo del tutto distinto da quello del patrocinato (o patrocinando)>> (Cassazione penale, sez. III, 04/04/2018 – 22/05/2018,  n. 22757).
Orbene, a fronte di un tale coacervo di dati l’asserzione giurisprudenziale secondo cui l’indicazione di domicilio operata ai fini della ammissione al beneficio economico debba intendersi finalizzata anche al processo penale di cui è parte l’istante appare, se non infondata, almeno meritevole di ulteriori spunti di riflessione. E del resto non è forse un caso che il Decreto presidenziale, nel disciplinare l’ambito di validità dell’ammissione al patrocinio, abbia fatto riferimento a procedure “derivate ed accidentali, comunque connesse” al processo per cui è intervenuta l’ammissione (cfr. art. 76 DPR cit.), con ciò utilizzando espressioni più ampie rispetto a quella di procedura incidentale.