Presentazione

di Beniamino Migliucci

Quando, non molto tempo fa, Gaetano Pecorella mi ha rappresentato il rammarico per la interruzione della storica rivista delle Camere Penali “Difesa Penale”, suggerendo di considerare l’opportunità di dotare nuovamente i penalisti italiani di uno strumento scientifico che tenesse conto delle sensibilità e del punto di vista dell’avvocatura penale, ho accolto, insieme alla Giunta, con entusiasmo, l’invito. L’intenzione di coltivare un progetto difficile quanto ambizioso va ricercato anche nella circostanza che nel programma per la guida dell’Unione presentato al XV Congresso ordinario di Venezia, nel 2014, si prevedeva di dar vita alla pubblicazione di un “massimario alternativo” che diffondesse “i principi di diritto non in linea con quelli cari alla politica criminale giudiziaria” procedendo ad una “più corretta massimazione delle sentenze della Cassazione”. Si aggiungeva, nel programma, che spesso le sentenze più significative, in materia penale vengono commentate sulle riviste, per lo più in senso adesivo, da prestigiosi magistrati, indubbiamente autorevoli e dotati di ottima preparazione” il che chiudeva “un ideale cerchio che va dalla produzione formale delle disposizioni, alla creazione della regola da applicare nel caso concreto, al condizionamento di una cultura giuridica che ormai attinge bulimicamente al supermercato delle massime”.
L’idea di Gaetano Pecorella, dunque, si coniugava perfettamente con gli intendimenti della Giunta che nel programma aveva ancora avvertito l’esigenza di un “controllo sulla legalità delle decisioni giudiziarie”. Al successivo Congresso straordinario di Cagliari abbiamo dunque voluto rendere partecipi i penalisti della volontà di dotare l’Unione di una rivista che, oltre alla consueta possibilità di aggiornamento, di studio e consultazione, fornisse un elemento di dibattito e di elaborazione su contenuti dottrinari e, soprattutto, giurisprudenziali “sommersi” perché non in linea con la massimazione ufficiale o con commenti “politicamente corretti”. La straordinaria occasione di far rivivere, non per ragioni solo sentimentali, la rivista dell’Unione è stata resa possibile dalla generosità e disponibilità di Giorgio Spangher, degli amici del Comitato scientifico e di quello di Redazione. Il lavoro è stato preceduto da una proficua “prova” costituita dall’esperienza assai apprezzata della news-letter giurisprudenziale curata da un gruppo di giovani valorosi, che pure collaboreranno con la redazione della Rivista Parola alla difesa.
Non credo serva dilungarsi troppo a illustrare il livello del Comitato scientifico che può vantare autorevolissimi esponenti dell’Accademia e dell’Avvocatura che hanno deciso di offrire il loro contributo per quell’incontro di saperi e di culture che l’Unione intende perseguire. Abbiamo, dunque, una nuova rivista che si occuperà naturalmente anche del diritto e della giurisprudenza europea e che avrà un angolo riservato alla “Stanza di Gaetano”, nel quale troveranno spazio pagine storiche dell’avvocatura e contributi attuali che pongano in evidenza il ruolo e la funzione sociale del difensore e della difesa. Un ultimo ringraziamento va all’Editore Pacini che da sempre è a fianco dell’Unione nella diffusione delle iniziative e delle pubblicazioni, il quale ha consentito di poter raggiungere un altro ambizioso risultato con la distribuzione gratuita della rivista on-line a tutti gli iscritti delle Camere Penali italiane.
Nel sottolineare la funzione della Rivista Parola alla difesa, piace rammentare il pensiero rivolto da Giorgio Spangher all’avvocatura nel suo ultimo libro: “il giurista non ha certezze; ha dubbi, legge tra gli interstizi delle norme, negli spazi bianchi dei commi, ricompone i dati normativi, elabora dove si pensa che tutto sia già stato detto. In questo stesso modo, l’avvocato inizia il suo lavoro (e lo riversa nel processo), quanto per gli altri non c’è più niente da fare, anche perché spesso – sempre più spesso – i legittimi diritti si smarriscono nel labirintoso percorso di una giustizia che risulta ostile”.