Principio di affidamento e limiti di operatività nei reati stradali

Di Antonella Ciraulo -

(Cass. Pen. Sez. IV, 6 maggio 2016, dep. 24 maggio 2016, n.21581)

In tema di responsabilità penale nei reati stradali elemento dirimente è il cd. principio di affidamento. Sul punto, rilevante è la sentenza che si annota, con la quale la Cassazione ha delineato i contorni del principio dell’affidamento nell’ambito della circolazione stradale, affermando che tale principio trova un opportuno temperamento nell’opposto principio, secondo cui l’utente della strada é responsabile anche del comportamento imprudente altrui, purché rientri nel limite della prevedibilità, che deve essere valutata non già in astratto, ma in concreto. Il criterio della prevedibilità in concreto si sostanzia nell’assunto che la prevedibilità vale non solo a definire in astratto la conformazione del rischio cautelato dalla norma, ma anche va ragguagliata alle diverse classi di agenti modello ed a tutte le specifiche contingenze del caso concreto. È opportuno, pertanto, vagliare la condotta dell’altro soggetto, per verificare se ed in quali termini questa sia in grado di interrompere il nesso causale, poiché la responsabilità penale è ascrivibile solo ove la condotta sia effettivamente rimproverabile all’agente, nel rispetto dei basilari e fondamentali principi del diritto penale. Nel caso di specie, la Suprema Corte ha annullato con rinvio la sentenza impugnata, ritenendo opportuna la ricostruzione dell’incidente stradale e, in particolare, della concreta impossibilità, per l’imputata, di avvistare il sopraggiungere del motociclo condotto dalla vittima, che procedeva ad una velocità più che doppia rispetto a quella consentita, in orario notturno, a fari spenti ed in una via scarsamente illuminata.

Avv. Antonella Ciraulo