Il provvedimento di nomina del perito non è autonomamente ricorribile.

Di Stefania Fazari -

Cass. pen. Sez. I, ud. 20 ottobre 2016, dep. 6 settembre 2017, n. 40517

Con la sentenza in commento, la Suprema Corte affronta la problematica della autonoma impugnabilità, con ricorso per cassazione, del provvedimento con cui il giudice decide sulla richiesta di ricusazione del perito.

Come noto, il giudice penale non può compiere da solo valutazioni che richiedono o presuppongono competenze specifiche; lo impone, infatti, il rispetto del principio del contraddittorio che è il metodo privilegiato di formazione della prova nel processo penale (art. 111 Cost.).

L’art. 220 comma  1 c.p.p., nel definire l’oggetto della perizia, stabilisce che essa sia ammessa in tutti i casi in cui occorre svolgere indagini o acquisire dati e valutazioni che richiedono specifiche competenze tecniche, scientifiche o artistiche.

L’astensione e la ricusazione del perito sono eventualità normate dall’art. 223 del c.p.p., che stabilisce che il perito è tenuto a dichiarare l’esistenza di un motivo di astensione tutte le volte in cui esiste tale motivo e che le parti hanno la possibilità di ricusare i periti. Sia la dichiarazione di ricusazione che la dichiarazione di astensione possono essere presentate fino al momento in cui le formalità di conferimento dell’incarico non si sono concluse e prima che il perito abbia fornito il proprio parere se ci sono dei motivi che sono stati conosciuti in seguito. Spetta al giudice da cui la perizia è stata disposta decidere, con ordinanza, sulla dichiarazione di ricusazione o di astensione.

Il quesito posto alla Suprema Corte riguarda, nello specifico, l’autonoma impugnabilità per cassazione del provvedimento di nomina dei periti su denuncia di violazione dell’art. 221 c.p.p. e art. 67 disp. att. c.p.p., che disciplinano la nomina senza escludere la selezione degli esperti tra i non iscritti nell’apposito albo, da ritenersi dunque legittima (art. 221, comma 1, primo periodo); prevedendo come scelta preferenziale (e, dunque, non obbligata) quella di esperti che svolgano attività professionale presso un ente pubblico (art. 67, comma 3); indicando specificamente le ragioni della scelta dei periti tra i non iscritti negli albi (art. 67, comma 4).

Qui la Suprema Corte, nel tratteggiare la manifesta infondatezza della questione, indica la soluzione di tale problema affermando che, in tema di perizia, non è prevista l’autonoma impugnabilità, con ricorso per cassazione, del provvedimento di nomina che si assume emesso in violazione di legge e con difetto di motivazione specifica circa le ragioni della scelta di esperti non iscritti nell’apposito albo.

Il principio di tassatività che disciplina la materia delle impugnazioni – non solo con riguardo ai casi di impugnazione ma anche ai mezzi di impugnazione, a norma dell’art. 568, comma 1, c.p.p. – esclude tale autonoma impugnabilità, fatta salva l’impugnabilità dell’ordinanza di nomina dei periti insieme alla sentenza, anche se quest’ultima sia impugnata soltanto per connessione con l’ordinanza, ai sensi dell’art. 586, comma 1, c.p.p., e ferma la tempestiva deduzione delle eventuali nullità, non assolute, secondo quanto disposto dall’art. 182 c.p.p.