Quale rapporto tra l’indebita percezione di erogazioni pubbliche e la truffa aggravata?

Di Gherardo Pecchioni -

Cass. Pen. Sez. II, 21 settembre 2017, dep. il 13 ottobre 2017, n. 47064

Non molto tempo fa, la Corte Suprema, nel suo consesso plenario, con una sentenza che ha sollevato non pochi rilievi critici (Cass. Pen. Sez. Un., 23 febbraio 2017 – 28 aprile 2017, n. 20664, in Guida al diritto 2017, 24, 23, su cui si rimanda al contributo di M. Piccirillo, O la specialità o niente: per le Sezioni Unite malversazioine e truffa aggravata concorrono, in Parola alla Difesa, fasc. 4/2017, pp. 427-438), si è occupata del rapporto tra malversazione e truffa aggravata. Con la pronuncia in commento, invece, gli Ermellini affrontano ora la questione del rapporto tra indebita percezione di erogazioni e truffa aggravata (anche se qui il riferimento è all’aggravante di cui all’art. 640, co. 2, n. 1, c.p. e non a quella di cui all’art. 640 bis c.p.): esclusa la possibilità che le due fattispecie possano concorrere, il problema che si pone è quello di individuare i criteri distintivi tra le stesse.

La vicenda da cui origina la sentenza in esame vede coinvolta una signora che, rientrata in Italia dall’Argentina, aveva richiesto e ottenuto dall’I.N.P.S. un assegno sociale, allegando un certificato che attestava la sua residenza sul territorio dello Stato (condicio sine qua non ai fini della prestazione assistenziale); pochi mesi dopo, però, aveva fatto ritorno in Argentina, omettendo di comunicare tale circostanza all’istituto erogante. L’imputata era stata pertanto condannata per il reato di truffa aggravata ai danni dell’I.N.P.S. ai sensi dell’art. 640, co. 2, n. 1, c.p. con sentenza poi confermata anche dalla Corte d’Appello territoriale.

La Corte Suprema accoglie invece il ricorso del difensore, che lamentava la violazione di legge perché il comportamento dell’imputata era stato inquadrato nella fattispecie di truffa aggravata piuttosto che in quella di indebita percezione di erogazioni pubbliche. I Giudici della II Sezione ritengono infatti di dover aderire ad un indirizzo ormai ampiamente consolidato (l’indirizzo contrario si fonda su precedenti relativi a fatti antecedenti l’entrata in vigore dell’art. 316 ter) in virtù del quale quest’ultimo reato differisce da quello di cui all’art. 640, co. 2, n. 1 per la mancanza dell’elemento dell’induzione attraverso la realizzazione di artifici e raggiri, caratteristici invece della truffa; e una condotta meramente omessiva può essere qualificata come artificio o raggiro rilevante ai fini della truffa solo ove presenti un quid pluris idoneo a connotarlo come comportamento di natura fraudolenta. In assenza di tale connotazione, l’omissione di informazioni dovute assume invece rilievo quale elemento costitutivo del reato di indebita percezione di erogazioni pubbliche.