Rapporti tra giudizio immediato e giudizio abbreviato condizionato

Di Fabrizio Galluzzo -

Cass. Pen. Sez. VI, 22 giugno 2016, dep. il 22.8.2016, n. 35271

La Corte di cassazione si sofferma sui rapporti tra giudizio immediato e giudizio abbreviato, sancendo che il giudice che abbia emesso il  decreto di giudizio immediato non può pronunciarsi in ordine all’ammissibilità della richiesta di giudizio abbreviato condizionato, trattandosi di una decisione di competenza di chi che celebra effettivamente il rito alternativo richiesto dall’imputato nei termini e con le forme di cui all’art. 458, co. 1, c.p.p.

Nel dettaglio, la difesa aveva sostenuto con uno dei motivi di ricorso la nullità dell’ordinanza ammissiva del giudizio abbreviato che era stata emessa dal giudice delle indagini preliminari, lo stesso che aveva emesso il decreto di giudizio immediato, il quale, anziché fissare l’udienza dinanzi al diverso magistrato che avrebbe dovuto celebrare il rito alternativo, si era addentrato, inaudita altera parte, nella valutazione dell’integrazione probatoria richiesta con il giudizio abbreviato condizionato, esprimendosi nel merito della richiesta, a suo modo di vedere da rigettare. Con altro motivo si censurava la successiva ordinanza del giudice dell’abbreviato che rigettava la richiesta condizionata con una motivazione che richiamava per relationem anche le argomentazioni del giudice dell’immediato e, conseguentemente, si chiedeva che fosse dichiarata nulla la sentenza.

Il nucleo della questione risiedeva nell’interpretazione della valutazione sull’ammissibilità del giudizio abbreviato richiesta al giudice dell’immediato: una valutazione esteriore-formale o una decisione di merito, vincolante per il secondo giudice?

Nel suo percorso argomentativo, la Corte parte da una pronuncia delle Sezioni Unite (Cass., Sez. Un., 28.4.2011, P.m. in c. Ohonba) che si era occupata del seguente quesito: il dies a quo di durata della misura cautelare nella fase del giudizio abbreviato decorre dal decreto di fissazione dell’udienza ex art. 458, co. 2, c.p.p. o dall’ordinanza di ammissione del rito da parte del giudice dell’abbreviato ex art. 438, commi 4 e 5, c.p.p.; le Sezioni Unite avevano scelto la seconda opzione, spiegando che la decisione circa l’ammissibilità della richiesta di giudizio abbreviato condizionato non può essere assunta inaudita altera parte, ma deve essere preceduta da un contraddittorio tra le parti, svoltosi dinanzi ad un nuovo giudice.

Una soluzione che la Corte estende alla situazione in esame: tamquam non esset la valutazione del giudice dell’immediato; valido il decreto laddove si dispone la fissazione dell’udienza, nella tipica funzione di impulso processuale; altrettanto valida l’ordinanza del giudice dell’abbreviato perché con la stessa si rigettava in via autonoma la richiesta di integrazione probatoria, anche se venivano richiamati alcuni argomenti già sviluppati nel decreto del giudice dell’immediato.