I rapporti tra ripristino della misura cautelare, interrogatorio di garanzia e pericolosità presunta

Di Luigi Ludovici -

Cass., Sez. II, ud. 21 aprile 2017, dep. 30 maggio 2017, n. 26904

La pronuncia in commento fa luce su due importanti questioni che, oggi, dopo le modifiche apportate in materia dalla l. n. 47 del 2015, vengono in rilievo in tema di ripristino di misura cautelare divenuta inefficace per inosservanza dei termini inerenti il procedimento di riesame.

Come è noto, la novella, innovando la disciplina previgente – oltre a vincolare al rispetto di un termine perentorio il deposito del provvedimento che confermi il provvedimento limitativo dello status libertatis – ha circoscritto la possibilità di emettere nuovamente una misura cautelare in precedenza caducatasi ex art. 309 commi 5 e 10 c.p.p. all’eventualità che sussistano esigenze cautelari di eccezionale rilevanza.

Il nuovo assetto induce l’interprete ad interrogarsi, in primis, su se l’emissione del nuovo titolo coercitivo imponga l’espletamento di un nuovo interrogatorio di garanzia ex art. 294 c.p.p. Inoltre, un ulteriore problema che si pone alla luce della novella è se il presupposto delle esigenze cautelari di particolare rilevanza mantenga una propria rilevanza operativa anche quando oggetto di contestazione cautelare siano reati per i quali la sussistenza delle esigenze cautelari è presunta ex art. 275 c. 3 c.p.p.

Al primo quesito, i giudici della seconda sezione rispondono negativamente affermando che il riconoscimento dell’esistenza di esigenze cautelari di eccezionale rilevanza, laddove scaturisca non dalla valutazione di elementi nuovi ma dalla mera rivalutazione di elementi già esistenti e noti all’indagato, non impone l’adempimento di cui all’art. 294 c.p.p. Nell’affermare ciò, la Cassazione sottolinea come la soluzione propugnata, oltre ad essere in linea con l’interpretazione consolidata offerta dalla giurisprudenza di legittimità in tema di nuova emissione di misura divenuta inefficace ex art. 309 c. 10 c.p.p. (v., ex multis, Cass., Sez. un., 24 aprile 2014, n. 28760, in C.E.D. Cass., n. 260016, nonché in Cass. pen., 2014, p. 3679, con nota critica di G. Spangher, Note in tema di ripristino della misura cautelare e interrogatorio dell’indagato), è l’unica conforme alla ratio sottesa all’istituto dell’interrogatorio di garanzia quale occasione per l’indagato di confrontarsi, per la prima volta, con il giudice della misura circa gli elementi di prova dedotti a suo carico.

Quanto, invece, al secondo quesito, la Cassazione precisa che, anche quando si procede per reati in relazione ai quali la sussistenza delle esigenze cautelari è presunta, è comunque fatto obbligo al giudice che intenda ripristinare una misura cautelare estintasi ex art. 309 c. 10 c.p.p di verificare se il soggetto risulti attinto da esigenze cautelari di eccezionale rilevanza. A spiegazione di tale assunto, la Corte sottolinea come la sussistenza di esigenze cautelari di eccezionale rilevanza non può in alcun modo farsi discendere dalla presunzione ex art. 275 c. 3 c.p.p. posto che questa si riferisce ad una pericolosità ordinaria e quindi, come tale, di per sé sprovvista di quel carattere di eccezionalità che la legge oggi richiede per la riemissione di un titolo cautelare estintosi ex art. 309 c. 10 c.p.p.

In dottrina, per una panoramica generale sulle modifiche apportate al sistema cautelare dalla l. n. 47 del 2015, v. Baccari-La Regina-Mancuso (a cura di), Il nuovo volto della giustizia penale, Padova, 2015, mentre, per una disamina ad ampio spettro sulla disciplina dell’interrogatorio di garanzia, anche in ottica de iure condendo, v. Marandola, L’interrogatorio di garanzia. Dal contraddittorio posticipato all’anticipazione delle tutele difensive, Padova, 2006.