Il rapporto tra violenza privata ed esercizio arbitrario delle proprie ragioni

Di Costanza Fenyes -

Delitti contro la persona – Cass. pen. Sez. V, n. 49025 del 23.6.2017 – Fenyes

La Corte di Cassazione si è pronunciata sul ricorso dell’imputato condannato con sentenza del Tribunale di Campobasso, confermata dalla Corte d’Appello, per i reati di esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza alle persone, lesioni personali volontarie e violenza privata.
Brevemente, il fatto: la persona offesa si era obbligata contrattualmente nei confronti degli imputati ad eseguire dei lavori per i quali aveva ricevuto un acconto. In ragione dell’inadempienza, gli imputati la raggiugevano, la picchiavano e minacciavano, pretendendo la restituzione dell’acconto stesso. Nella medesima occasione, gli imputati trattenevano per un apprezzabile lasso di tempo le chiavi di accensione del furgone della persona offesa, impedendole così di allontanarsi.
La Suprema Corte ha affermato la fondatezza del ricorso, limitatamente alla doglianza relativa alla ritenuta sussistenza del concorso tra il reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza alle persone ex art. 393 cod. pen. e la fattispecie di violenza privata di cui all’art. 610 cod. pen..
La condotta violenta posta in essere dagli imputati, consistita nell’aver impedito alla persona offesa di allontanarsi, è funzionale all’esercizio del diritto di credito e, in quanto tale, da ritenersi assorbita dalla fattispecie di cui all’art. 393 cod. pen., che ha la violenza alla persona quale elemento costitutivo.
In applicazione del principio di specialità, tenuto conto della natura generica e sussidiaria della fattispecie di violenza privata, i due reati non concorrono quando la condotta di violenza alla persona è direttamente connessa a quella di esercizio arbitrario delle proprie ragioni e perseguono la medesima finalità.