Reato depenalizzato? Resta la condanna alle spese in favore della parte civile

Di Fabrizio Galluzzo -

Cass., Sez. III, 27 luglio 2017, n. 37419

La Corte di cassazione torna a soffermarsi sulla sorte delle statuizioni civili, rese in una sentenza penale, nel caso in cui nel corso del procedimento di appello, il reato alla base della condanna venga depenalizzato.
Con la pronuncia in esame, la Suprema Corte ha confermato la sentenza della Corte di appello di Bologna che, nel prosciogliere gli imputati dal reato di danneggiamento non aggravato perché depenalizzato ad opera del d. lgs. n. 7 del 2016, aveva però confermato le statuizioni civili, in applicazione analogica della previsione di cui all’art. 578 c.p.p., condannandoli, in particolare, alla rifusione delle spese del grado in favore della parte civile.
Per pervenire a tale conclusione, la Corte, nel ricordare il principio affermato da Sez. Un., 29.9.2016, Schirru e altro, in www.archiviopenale.it [con nota critica di L. LUDOVICI, La sorte delle statuizioni civili (dopo il d.lgs. 15 gennaio 2016 n. 7) in una discutibile pronuncia delle Sezioni unite] secondo le quali “in caso di condanna relativa a un reato successivamente abrogato e qualificato come illecito civile ai sensi del D. Lgs. 15 gennaio 2016, n. 7, il giudice dell’impugnazione, nel dichiarare che il fatto non è più previsto dalla legge come reato, deve revocare anche i capi della sentenza che concernono gli interessi civili, fermo restando il diritto della parte civile di agire “ex novo” nella sede naturale, per il risarcimento del danno e l’eventuale irrogazione della sanzione pecuniaria civile”, nel rigettare la tesi difensiva secondo cui l’interpretazione data dalla Corte di appello all’art. 578 c.p.p. era errata, trattandosi di disposizione di stretta interpretazione, non suscettibile di interpretazione analogica, ha invece preso le mosse dal principio di cui all’art. 538 c.p.p. che sancisce il nesso tra condanna dell’imputato e risarcimento del danno, distinguendola dall’ipotesi di cui all’art. 578 c.p.p. che si riferisce alla diversa ipotesi di estinzione del reato per amnistia o prescrizione.
Un conto è, quindi, la condanna al risarcimento del danno che cade con il venire meno della pronuncia sulla responsabilità penale; altro è la statuizione relativa alle spese legali che rimane in piedi nel caso, come quello di specie, in cui, in ossequio al principio della soccombenza, l’imputato non risulti totalmente vittorioso perché non sia stato assolto con formula preclusiva dell’azione civile (in tal senso si vedano, Cass., Sez. IV, 2.10.2007, Sasso ed a., in C.e.d. Cass., n. 238660 e, nell’ambito della giurisprudenza civile, ex plurimis, Cass., Sez. III civ., n. 4201/2002, ivi, n. 553229).