Recidivi reiterati e reato continuato

Di Gherardo Pecchioni -

(Cass. Pen. Sez. Un., 23 giugno 2016, dep. il 21 luglio 2016, n. 31669)

Le Sezioni Unite sono state chiamate a pronunciarsi in ordine all’applicabilità o meno del limite di aumento di pena non inferiore a un terzo della pena stabilita per il reato principale – previsto dall’art. 81, comma 4, c.p. per i recidivi reiterati – nell’ipotesi in cui la recidiva sia stata dichiarata dal giudice equivalente a circostanze di segno opposto.

Sul punto era infatti sorto un contrasto giurisprudenziale, originato dalla lettera della richiamata disposizione che sancisce l’aumento minimo di pena nei confronti di “soggetti ai quali sia stata applicata la recidiva prevista dall’articolo 99, quarto comma”: secondo un primo orientamento, maggioritario, la recidiva doveva ritenersi applicata anche in caso di ritenuta equivalenza della stessa con altre circostanze attenuanti, con conseguente operatività dell’art. 81, comma 4, c.p.; secondo un diverso e minoritario orientamento, invece, in tal caso la recidiva non poteva dirsi applicata in quanto il giudizio di equivalenza ne annullerebbe l’efficacia.

Le Sezioni Unite hanno scelto di dare continuità all’indirizzo maggioritario, argomentando a partire dalla già riconosciuta natura facoltativa della circostanza aggravante di cui all’art. 99, comma 4, c.p., che consente pertanto al giudice di merito di escluderla ove, all’esito di una valutazione in concreto, la reiterazione del reato non risultasse indice sintomatico di pericolosità e riprovevolezza. In questo caso la recidiva viene considerata non rilevante e dunque non applicata, non esplicando perciò alcun effetto né sulla determinazione della pena, né tantomeno nel giudizio di bilanciamento delle circostanze. Se invece la stessa viene riconosciuta quale indice di maggior colpevolezza e pericolosità, allora deve ritenersi applicata, producendo i suoi effetti tipici – tra cui quelli indicati nell’art. 81, comma 4, c.p. – pure laddove sia riconosciuta equivalente a circostanze di segno opposto. Il giudizio di bilanciamento, infatti, è un’attività successiva all’applicazione della recidiva, all’interno della quale essa esplica comunque i suoi effetti, ad esempio andando a neutralizzare circostanze attenuanti ove ritenuta equivalente alle stesse.

Avv. Gherardo Pecchioni