RICETTAZIONE: ACQUISTO DELLA RES PER “FINALITÀ MERAMENTE ESTETICHE” E DOLO SPECIFICO DI PROFITTO

Di Edoardo Mazzantini -

Cass. pen., Sez. II, ud. 10 novembre 2016, dep. 19 gennaio 2017, n. 2640

Con la sentenza che si commenta, la Corte di Cassazione torna sulla consistenza dell’elemento soggettivo del delitto di ricettazione e, segnatamente, sul “fine di procurare a sé o ad altri un profitto” che forma oggetto del dolo specifico.
Il pronunciamento origina dalla contestazione di una condotta di ricettazione continuata di “sostanze dopanti”. Nel ricorso per cassazione, l’imputato lamenta, in distinti motivi:
l’insussistenza dell’elemento oggettivo per mancanza del reato presupposto, individuato dalla Corte territoriale nell’art. 9, comma 7 della l. n. 376/2000;
l’insussistenza dell’elemento soggettivo, rappresentato dal ricordato dolo specifico.
La Cassazione supera la prima censura evidenziando che l’esegesi operata nel ricorso si fonda, in realtà, su una lettura non aderente alla fattispecie legislativa e si concentra sul secondo e più significativo motivo di impugnazione.
Sul punto, pur riconoscendo che “l’acquisto delle sostanze dopanti era finalizzato ad un’assunzione personale per finalità meramente estetiche”, la Corte osserva che non può accogliersi l’interpretazione prospettata dal ricorrente, a parere del quale non sarebbe possibile individuare un profitto neppure accedendo a una nozione latissima del concetto, ricomprendente qualsiasi utilità scaturente dalla condotta, pena l’abrogazione implicita del requisito del dolo specifico richiesto dalla norma. Così come nessun pregio viene riconosciuto alla circostanza che nel caso si tratterebbe di un’“utilità negativa” nella misura in cui con la propria condotta l’imputato poneva in essere un’azione in danno a sé medesimo, stante gli effetti collaterali sull’organismo delle sostanze dopanti ricevute.
Infatti, rilevano gli Ermellini, “al fine dell’integrazione del reato non è essenziale l’effettivo conseguimento del profitto in quanto lo scopo dell’incriminazione è quello di reprimere il possesso di una cosa di provenienza delittuosa, quando l’agente sia a conoscenza di tale provenienza e voglia comunque ricavarne dal possesso una qualsiasi utilità o vantaggio”, con la conseguenza che “l’acquisto consapevole di beni provenienti da delitto (nel caso in esame sostanze dopanti attraverso canali diversi dalle farmacie e dai dispensari autorizzati) effettuato con il fine specifico, non disconosciuto, di procurarsi il vantaggio di un miglioramento del proprio aspetto estetico realizza il reato di ricettazione nelle sue componenti: oggettiva e soggettiva”.