Riforma Orlando: giudizio abbreviato

Di Fabrizio Galluzzo -

Sommario: 1. Le investigazioni difensive “a sorpresa” – 2. Le richieste “a scalare” di riti alternativi – 3. Nullità ed inutilizzabilità – 4. Competenza territoriale – 5. Riduzione della pena.

Il maxi-emendamento con il quale, in data 15 marzo 2017, è stato approvato al Senato il c.d. DDL Orlando non ha apportato alcuna modifica al testo già approvato dalla Camera inerente la disciplina del giudizio abbreviato.
Vediamo nel dettaglio quali sono state le modifiche apportate alla disciplina ex artt. 438 ss. c.p.p.

1. Le investigazioni difensive “a sorpresa”

Per investigazioni difensive “a sorpresa”, come noto, si fa riferimento alle indagini espletate dalla difesa che vengano depositate a ridosso della richiesta di ammissione al rito abbreviato, così da confluire negli atti utilizzabili ai fini della decisione, di fatto precludendo al pubblico ministero l’espletazione di ulteriore attività di indagine.
L’intervento normativo in esame, per ovviare, nell’ottica del legislatore, ad un uso capzioso della possibilità di depositare in extremis i risultati delle predette investigazioni, circoscrive temporalmente l’ambito operativo del deposito stesso ed attribuisce ulteriori spazi di indagine al pubblico ministero con la finalità dichiarata di riequilibrare il “gioco delle parti”.
Tale impostazione rappresenta il superamento della posizione della Corte costituzionale che, al contrario, aveva ricostruito la disciplina delle investigazioni difensive individuando nella vigente disciplina del processo penale una fisiologica disparità di armi a svantaggio della difesa, ed aveva conseguentemente legittimato facoltà che riequilibrassero le posizioni di imputato e pubblico ministero, anche mediante il deposito del materiale raccolto appena prima della richiesta di giudizio abbreviato.
L’art. 438, comma quarto, c.p.p., che attualmente recita “sulla richiesta [di accesso al giudizio abbreviato] il giudice provvede con ordinanza con la quale dispone il giudizio abbreviato”, verrebbe integrato con la seguente aggiunta: “Quando l’imputato chiede il giudizio abbreviato immediatamente dopo il deposito dei risultati delle indagini difensive, il giudice provvede solo dopo che sia decorso il termine non superiore a sessanta giorni, eventualmente richiesto dal pubblico ministero, per lo svolgimento di indagini suppletive. In tal caso l’imputato ha facoltà di revocare la richiesta”.
Al pubblico ministero, a sua richiesta, viene quindi attribuito un ulteriore spazio di indagine (che si va a sommare a quelli di cui agli artt. 419, comma 3, 421 bis, e 422 c.p.p.) laddove la difesa richieda il giudizio abbreviato “immediatamente dopo il deposito dei risultati delle indagini difensive”.
L’attività difensiva viene, inoltre, limitata con l’introduzione di un termine labile, quell’“immediatamente dopo il deposito dei risultati delle indagini difensive”, che attribuisce al giudice un’eccessivamente ampia discrezionalità di valutazione e che non rende prevedibile l’utilità della mossa difensiva.

2. Le richieste “a scalare” di riti alternativi

Altra innovazione di interesse è rappresentata dalla possibilità di presentare domande di ammissione al rito abbreviato subordinate, sia nel senso dell’alternativa tra rito abbreviato condizionato e “secco”, sia tra rito abbreviato e patteggiamento, per evidenti finalità di speditezza processuale.
All’art. 438 c.p.p., sarebbe aggiunto, infatti, il seguente comma 5-bis: “Con la richiesta presentata ai sensi del comma 5 può essere proposta in via subordinata, per il caso del suo mancato accoglimento, anche la richiesta di cui al comma 1 ovvero quella di applicazione della pena ai sensi dell’articolo 444”.
Salterebbe il dogma dell’inconciliabilità tra giudizio abbreviato e patteggiamento.
L’inserimento della nuova previsione tra il comma 5 dell’art. 438 c.p.p. che disciplina la richiesta di giudizio abbreviato condizionato ed il comma 6 che dispone che “in caso di rigetto ai sensi del comma 5, la richiesta può essere riproposta fino al termine previsto dal comma 2” è non casuale.
Come noto, infatti, il comma 6 era comunemente interpretato nell’ottica di consentire che soltanto il rito abbreviato condizionato potesse essere riproposto, in pendenza dei termini, dopo il relativo rigetto.
La richiesta “a scalare” consisterebbe, invece, in una domanda con la quale si potrebbe subordinare la richiesta di giudizio abbreviato “secco” o la richiesta di applicazione della pena ex art. 444 c.p.p. alla mancata concessione del rito abbreviato condizionato.
La previsione di cui al comma 6, che è stata mantenuta, continuerebbe ad operare quale seconda opportunità di richiedere il giudizio abbreviato, successivamente al primo rigetto, qualora le due domande non fossero state presentate contestualmente, sia pure in via subordinata.
Suscita perplessità, tuttavia, quanto a strategia difensiva, che il difensore informi sin dall’inizio il giudice del fatto che, in buona sostanza, laddove venga rigettata la richiesta di abbreviato condizionato, l’imputato sarebbe comunque disponibile a richiedere il patteggiamento.

3. Nullità ed inutilizzabilità

Altro intervento significativo, e foriero di conseguenze processuali assai rilevanti (sanatoria di importanti invalidità per effetto della scelta del rito), è rappresentato dall’introduzione dell’impossibilità di rilevare nel corso del giudizio abbreviato nullità diverse da quelle assolute e delle inutilizzabilità, “salvo quelle derivanti dalla violazione di un divieto probatorio”.
L’inciso appena riportato sancisce una preclusione rispetto alle inutilizzabilità non patologiche, già da tempo recepita dal sistema, secondo l’impostazione delle Sezioni Unite.
Noto, peraltro, il contrasto giurisprudenziale che concerneva il termine per la proposizione della eccezione di inutilizzabilità, da sollevare preliminarmente alla richiesta di accesso al rito alternativo o rilevabile anche nel corso del giudizio.
Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione avevano risolto il contrasto affermando che l’eccezione di inutilizzabilità può essere proposta dall’imputato, nel corso del giudizio abbreviato, “anche successivamente alla richiesta di accesso al rito semplificato, alla quale non può essere attribuita alcuna efficacia sanante”.

4. Competenza territoriale

La riforma affronta in termini tranchant anche il tema della rilevabilità dell’incompetenza territoriale in sede di giudizio abbreviato: il nuovo comma 6-bis dell’art. 438, seconda parte, c.p.p., prevedrebbe che la richiesta di giudizio abbreviato proposta in udienza preliminare “preclude altresì ogni questione sulla competenza per territorio del giudice”.
I lavori della “Commissione Canzio” avevano suggerito una norma ancora più preclusiva: “Dopo che il giudice ha disposto il giudizio abbreviato, non può essere proposta o eccepita l’incompetenza per territorio né può essere riproposta l’eccezione di incompetenza precedentemente respinta”.
Si sarebbe voluto evitare, in sostanza, anche la reiterazione dell’eccezione di incompetenza che fosse già stata rigettata in udienza preliminare, contrariamente all’impostazione delle Sezioni Unite che, al contrario, ne ritenevano legittima la riproposizione dinanzi al giudice dell’abbreviato.
Dalla novella sembra ricavarsi, invece, che la questione di incompetenza territoriale possa essere riproposta fino a quando non sia stato instaurato il rito.

5. Riduzione della pena

La riforma, infine, perdendo l’occasione di rivisitare la disciplina della pena concretamente irrogabile con il giudizio abbreviato, da modulare a seconda del tipo di reato, introduce soltanto la diminuzione della pena fino alla metà se si procede per una contravvenzione, lasciando immutata la riduzione di un terzo per i delitti.
Evidente che, se la misura è finalizzata alla deflazione dei procedimenti favorendo l’accesso al rito, l’impatto sarà minimo, essendo la modifica riferita alle sole contravvenzioni.
Il progetto della “Commissione Canzio” prevedeva la riduzione della pena della metà anche per i delitti per i quali è prevista la reclusione non superiore nel massimo a cinque anni o la multa; la delimitazione della riduzione di un terzo della pena per i delitti per i quali è prevista la reclusione non superiore nel massimo a quindici anni; il ridimensionamento ad un quarto della pena per i delitti per i quali è prevista la reclusione superiore nel massimo a quindici anni.
L’obiettivo era costituito dalla riduzione dei processi ordinari per reati di gravità bassa o media, con riduzioni della pena gradite, e contestuale inasprimento delle pene per reati ritenuti più gravi.