Le dichiarazioni dell’offeso: come valutarle?

Di Ottavia Murro -

Cass. Pen. Sez. II, ud. 15.11.2016, dep. 02.01.2017, n. 5

Il valore delle dichiarazioni contra reum della persona offesa torna ad interessare la Corte di Legittimità.

Infatti, la Seconda Sezione chiarisce che le regole dettate dall’art. 192 c.p.p., comma 3, non si applicano alle dichiarazioni dell’offeso, le quali possono essere legittimamente poste da sole a fondamento dell’affermazione di responsabilità, purché vi sia una previa verifica, corredata da idonea motivazione, della credibilità soggettiva del dichiarante e dell’attendibilità intrinseca del suo racconto. Tale verifica deve essere più penetrante e rigorosa rispetto a quella a cui vengono sottoposte le dichiarazioni di qualsiasi testimone.

Invece, nel caso in cui la persona offesa si sia costituita parte civile, può essere opportuno procedere al riscontro di tali dichiarazioni con altri elementi (sul punto anche Cass. sez. U, n. 41461 del 19/07/2012, Rv. 253214). Infatti, la circostanza che l’offeso si sia costituito parte civile non attenua il valore probatorio delle dichiarazioni, ma richiede un controllo di attendibilità particolarmente penetrante, finalizzato ad escludere la manipolazione dei contenuti dichiarativi in funzione dell’interesse patrimoniale vantato.

Va rilevato che la sentenza in esame, richiamando alcuni precedenti in materia (ex plurimis Cass. sez. U, n. 41461 del 19/07/2012, Rv. 253214) specifica che la possibilità di valutare l’attendibilità estrinseca della testimonianza dell’offeso, attraverso l’individuazione di precisi riscontri, si esprime in termini di “opportunità” e non di “necessità“, lasciando così al giudice di merito un ampio margine di apprezzamento circa le modalità di controllo della attendibilità nel caso concreto.

Infine, la valutazione della attendibilità della persona offesa dal reato rappresenta una questione di fatto che ha una propria chiave di lettura nel compendio motivazionale fornito dal giudice e non può essere rivalutata in sede di legittimità, salvo che il giudice non sia incorso in manifeste contraddizioni (ex plurimis Sez. 3, n. 8382 del 22/01/2008, Finazzo, Rv. 239342; Sez. 6, n. 443 del 04/11/2004, Zamberlan, Rv. 230899; Sez. 3, n. 3348 del 13/11/2003, dep. 2004, Pacca, Rv.227493; Sez. 3, n. 22848 del 27/03/2003, Assenza, Rv. 225232).

Viene da chiedersi se, la discrezionalità lasciata al giudice, circa l’opportunità di valutare l’attendibilità delle dichiarazioni dell’offeso in relazione ai riscontri estrinseci, non rischi di minare anche a quell’onere di necessaria e previa verifica, corredata da idonea motivazione, sulla credibilità soggettiva del dichiarante e sull’attendibilità intrinseca del suo racconto. Si rileva, infatti, che l’attenta valutazione sull’attendibilità e sulla sussistenza di riscontri (almeno intrinseci) tutela l’imputato dal rischio di essere condannato solo sulla base delle dichiarazioni della vittima, prive di qualsivoglia riscontro.