Risponde di falso materiale il contraffattore del ticket di sosta a pagamento

Di Edoardo Mazzantini -

Cass. pen., Sez. V, ud. 22 settembre 2017, dep. 18 ottobre 2017, n. 48107

La Corte di Cassazione si pronuncia sull’impugnazione presentata dall’imputato, a mezzo del proprio difensore, avverso la sentenza con cui la Corte di Appello di Milano confermava la condanna per il reato di falsità materiale commessa dal privato in certificati o autorizzazioni amministrative (art. 482 c.p. con riferimento all’ipotesi di cui all’art. 477 c.p.) per avere il ricorrente alterato il tagliando legittimante la sosta esposto sul proprio veicolo.
Due i motivi di doglianza, entrambi orientati a far valere l’irrilevanza penale della condotta: con il primo, si porta all’attenzione della Corte la grossolanità del falso che, a mente del ricorso, non sarebbe stata adeguatamente valorizzata in rapporto all’art. 49, comma 2, c.p.; con il secondo, si fa riferimento alla condizione di soggetto privato dell’ente emittente i tagliandi di sosta, dalla quale dovrebbe evincersi la natura obbligatoria del rapporto rappresentato dal ticket, erroneamente equiparato dai Giudici di merito ad una certificazione amministrativa.
La Cassazione supera la prima censura difensiva rilevando l’inammissibilità del motivo, considerato affetto da aspecificità in quanto fondato su argomenti “che ripropongono le stesse ragioni già discusse e ritenute infondate dal giudice del gravame”.
Quanto, poi, alla doglianza afferente la natura dell’ente emittente il ticket di parcheggio, nonché del ticket medesimo, la Suprema Corte ritiene infondato tale motivo di ricorso sulla base di due argomentazioni.
Anzitutto, con riferimento alla natura dello “scontrino rilasciato dal parchimetro nelle aree adibite alla sosta per le autovetture”, gli Ermellini ribadiscono il già affermato principio di diritto, in forza del quale “configura il reato di falsità materiale commessa dal privato (artt. 477 e 482 cod. pen.) l’alterazione della scadenza dell’orario di parcheggio sullo scontrino (…), atteso che lo scontrino riveste la caratteristiche tipiche del certificato amministrativo (attestante l’avvenuto pagamento della somma prescritta per la sosta), e dell’autorizzazione amministrativa (autorizzando, per l’orario indicato a sostare nell’area pubblica) (Sez. 5, n. 4108 del 08/10/1996 – dep. 07/01/1997, P.M. in proc. Pasino, Rv. 20663401)” (corsivo originale).
In secondo luogo, relativamente alla natura privatistica dell’ente emittente il tagliando di sosta, la Corte afferma che “non risulta rilevante per i fini qui di discussione la forma iuris del soggetto emittente la descritta autorizzazione al parcheggio (essendo invece rilevante, per contro, il profilo oggettivo dello svolgimento di funzioni di carattere amministrativo di gestione del suolo pubblico da parte del soggetto a ciò autorizzato dall’ente territoriale)” e che, comunque, “lo svolgimento della funzione da ultimo menzionata da parte della società privata (in questo caso, una S.p.a.) avviene sempre sulla base di un rapporto concessorio (o comunque autorizzatorio) intercorrente tra l’ente territoriale (in questo caso, il comune di Milano) e la detta società, rapporto attraverso il quale si trasferisce lo svolgimento delle necessarie funzioni amministrative al soggetto imprenditoriale che gestisce il relativo servizio di utilizzazione del suolo pubblico e di parcheggio cittadino”.