Simultanea resistenza contro una pluralità di pubblici ufficiali: per le Sezioni Unite è concorso di reati

Di Gherardo Pecchioni -

Cass. Pen., Sez. Un., 22 febbraio 2018, dep. il 24 settembre 2018, n. 40981 

Con la pronuncia in esame, le Sezioni Unite affrontano la questione se, in tema di resistenza a pubblico ufficiale, sia configurabile un unico reato, ovvero un concorso formale di reati, nella condotta di colui che usa minaccia o violenza per opporsi a più pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio mentre compiono un atto del loro ufficio o servizio. Sul punto era infatti sorto un contrasto giurisprudenziale.

Secondo un primo indirizzo, in tali situazioni si configuravano tanti reati di resistenza quanti erano i soggetti passivi coinvolti, sul presupposto che la condotta delittuosa, rivolgendosi simultaneamente nei confronti di più pubblici ufficiali, dava luogo ad altrettante e distinte offese al libero espletamento dell’attività di ciascuno di essi.

L’opposto indirizzo, invece, faceva maggiormente leva sull’esecuzione dell’atto dell’ufficio o del servizio, a scapito dell’integrità psico-fisica del soggetto passivo, tutelata da altre norme dell’ordinamento, con la conseguenza che laddove un’unica azione era diretta nei confronti di una pluralità di pubblici ufficiali, si aveva comunque un solo reato.

Le Sezioni Unite, dopo aver puntualmente ricostruito l’istituto del concorso formale omogeneo di reati, privilegiano il primo orientamento sulla base, innanzitutto, di un’analisi strutturale della fattispecie. Quest’ultima infatti, sotto un profilo fattuale, si connota per la violenza o la minaccia nei confronti del pubblico ufficiale o dell’incaricato di pubblico servizio e per la volontà di ostacolarlo nell’esercizio della sua funzione pubblica; il compimento dell’atto dell’ufficio o del servizio, invece, serve unicamente a individuare il contesto e la finalità dell’azione, nonché a circoscriverne la rilevanza all’interno di un preciso nesso funzionale e di un determinato arco temporale. 

Dunque, la condotta sanzionata dalla norma è l’opposizione a ciascun pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio e tale conclusione non è smentita dall’analisi del bene giuridico tutelato dalla norma. Questo, infatti, è dato dal regolare funzionamento della pubblica amministrazione, ma per pubblica amministrazione, secondo l’unanime dottrina e giurisprudenza di diritto amministrativo, ripresa dall’art. 357 c.p., si deve intendere non solo i beni materiali strumentali al raggiungimento delle finalità pubbliche, ma anche le singole persone fisiche che ricoprono l’ufficio o la funzione pubblica, che costituiscono infatti lo strumento con cui la pubblica amministrazione si estrinseca nel mondo giuridico, tanto sul piano volitivo quanto su quello esecutivo. Pertanto, il regolare funzionamento della pubblica amministrazione implica anche “la sicurezza e la libertà di determinazione e di azione degli organi pubblici, mediante la protezione delle persone fisiche che singolarmente o in collegio ne esercitano le funzioni o ne adempiono i servizi, così come previsto dagli artt. 336, 337 e 338 cod. pen.”. Ne consegue che, laddove l’unica condotta di resistenza sia simultaneamente rivolta nei confronti di una pluralità di pubblici ufficiali o incaricati di servizio, è integrato un concorso formale di reati.