Sui limiti del concorso nel delitto di detenzione di stupefacenti

Di Gherardo Minicucci -

(Cass. pen., Sez. III, 10 novembre 2015, dep. 4 maggio 2016, n. 18499)

La pronuncia, emessa in sede cautelare, offre notevoli spunti in tema di delimitazione del concorso di persone con riferimento alla connivenza non punibile, in relazione alla materia degli stupefacenti. In particolare, la condotta ritenuta concorsuale dai giudici di merito è quella di chi abita in locazione un appartamento nel quale il proprio padre (di fatto principale occupante dell’immobile) custodisce circa seicento grammi di cocaina, pur dichiarandosi il ricorrente-figlio ignaro della predetta circostanza; essendo il contratto di locazione intestato a quest’ultimo, secondo le ordinanze, egli non avrebbe potuto essere all’oscuro di quanto detenuto nella sua casa. Il ricorso, accolto dalla Suprema Corte, ha proposto come motivo di doglianza proprio l’individuazione, nella fattispecie in esame, di una ipotesi di connivenza non punibile; la Corte, in particolare, ha osservato che la connivenza consiste in una condotta passiva, insuscettibile di rafforzare in alcun modo la realizzazione dell’illecito, in ciò distinguendosi chiaramente dalle forme del concorso di persone, che richiedono inequivocabilmente, anche nei casi di mera presenza, l’agevolazione – morale o materiale – della condotta incriminata (a patto che non ricorra, ovviamente, un obbligo giuridico di impedire l’evento, che condurrebbe alla configurazione di un concorso omissivo).

Avv. Gherardo Minicucci