Un po’ di chiarezza sulla liberazione anticipata “speciale” (75 giorni)

Di Gherardo Pecchioni -

Cass. Pen. Sez. I, 13 settembre 2017, dep. il 9 gennaio 2018, n. 356

Come è noto, con il D.L. 23 dicembre 2013, n. 146, poi convertito con modificazioni dalla L. 21 febbraio 2014, n. 10, il Governo aveva adottato alcune misure urgenti volte a contrastare il sovraffollamento carcerario, tra cui l’introduzione, con l’art. 4, della liberazione anticipata “speciale”, ossia di 75 giorni a semestre, da concedersi per un periodo di due anni dall’entrata in vigore del provvedimento (comma 1) oltre che, retroattivamente, per effetto di un’ulteriore detrazione di 30 giorni a semestre a decorrere dal 1 gennaio 2010, ai condannati che avessero già usufruito della liberazione anticipata e che successivamente avessero continuato a dar prova di partecipazione all’opera di rieducazione (comma 2). La pronuncia in commento ha il pregio di chiarire come debba essere interpretati i due comma sopra richiamati.
Il Tribunale di Sorveglianza di Palermo, nel rigettare il reclamo proposto dal detenuto avverso l’ordinanza del Magistrato di Sorveglianza, aveva ritenuto che per alcuni semestri compresi tra il 2010 e il 2015 il beneficio non fosse concedibile per motivi di merito – che qui non interessano – mentre per gli altri aveva adottato la seguenti conclusioni: per i semestri successivi all’entrata in vigore del decreto e coperti del termine di due anni, aveva concesso la liberazione anticipata nella misura di 45 giorni a semestre, e non di 75, in ragione della condotta successiva del condannato, che aveva dimostrato la mancata prosecuzione della partecipazione all’opera di rieducazione; per i semestri compresi invece tra il 1 gennaio 2010 e l’entrata in vigore del decreto, il beneficio era stato ugualmente concesso nella misura di 45 giorni a semestre – esclusa dunque l’ulteriore detrazione di 30 giorni – sulla base di un’interpretazione estensiva del secondo comma dell’art. 4, ossia ritenendo necessaria una valutazione circa la prosecuzione dell’opera di rieducazione anche per coloro che, come il richiedente, non avevano ancora usufruito della liberazione anticipata per quei semestri.
Gli Ermellini giudicano errate entrambe le decisioni. Quanto alla prima, gli stessi chiariscono che il comma 1 sancisce in maniera inequivoca che per il periodo di due anni dall’entrata in vigore della norma la detrazione per la liberazione anticipata non può che essere di 75 giorni a semestre; nessuna ulteriore e diversa valutazione rispetto a quella ordinaria è infatti demandata al Magistrato di Sorveglianza, che se giudica positivamente la partecipazione del detenuto all’opera di rieducazione, deve necessariamente concedere uno sconto di pena pari a 75 giorni a semestre. Quanto invece alla seconda, la Corte Suprema chiarisce che il legislatore, nel prevedere l’ulteriore detrazione di 30 giorni per il periodo compreso tra il 1 gennaio 2010 e l’entrata in vigore del decreto, ha di fatto stabilito che anche per questi semestri la liberazione anticipata sia normativamente prevista nella misura di 75 giorni ogni sei mesi. Ciò implica che essa dovrà applicarsi in questa misura sia a coloro che ne avevano già usufruito che a coloro che, pur avendone diritto, non ne avevano ancora usufruito, come nel caso di specie. Ma solo per i primi, ossia coloro che già ne avevano usufruito, l’art. 4, comma 2, prevede che l’ulteriore detrazione di 30 giorni a semestre sia subordinata anche alla verifica che il detenuto abbia continuato a dare prova di partecipazione all’opera di rieducazione. Non così invece per i secondi, e ogni diversa interpretazione, come quella effettuata dal Tribunale di Sorveglianza di Palermo, non è altro che un’ingiustificabile analogia in malam partem; pertanto, a questi ultimi, se ricorrono le ordinarie condizioni per la concessione del beneficio, dovrà applicarsi lo sconto di 75 giorni a semestre.