Urbanistica: valutazione tecnica e falso ideologico

Di Stefania Fazari -

Cass. Pen., sez. III, ud. 4 ottobre 2017, dep. 17 novembre 2017 n. 52605

Con la sentenza in commento la Suprema Corte ha affermato che è configurabile il reato di falso ideologico nella valutazione tecnica in un contesto implicante la valutazione e accettazione di parametri normativamente determinati. Se pure è vero che nel caso in cui il pubblico ufficiale sia libero nella scelta dei criteri di valutazione, la sua attività è assolutamente discrezionale e, come tale, il documento che contiene il giudizio non è destinato a provare la verità di alcun fatto, tuttavia, se l’atto da compiere fa riferimento, come è nel caso di specie, a previsioni normative che dettano criteri di valutazione, si è in presenza di un esercizio di discrezionalità tecnica, che vincola la valutazione ad una verifica di conformità della situazione fattuale a parametri predeterminati, con conseguente integrazione della falsità se detto giudizio di conformità non sia rispondente ai parametri cui esso è implicitamente vincolato.

In altri termini la discrezionalità tecnica è vincolata alla verifica della conformità della situazione fattuale alle previsioni normative con conseguente integrazione del reato di falso ideologico se detto giudizio di conformità non sia rispondente ai parametri normativi. Nella specie, la valutazione di compatibilità ambientale espressa nell’autorizzazione paesaggistica rilasciata era fondata su presupposti urbanistici contrastanti con i parametri normativi, giacché si rappresentava un intervento edilizio realizzato, previa cessione di cubatura in favore di un fondo agricolo su fascia costiera, senza destinazione agricola dell’intervento perché privo del requisito in capo al soggetto beneficiario, parametri che vengono anche in rilievo ai fini ambientali e sul giudizio di valorizzazione del sito. L’autorizzazione paesaggistica era, così, la diretta conseguenza dei falsi parametri contenuti nella relazione tecnica e come tale anch’essa falsa.